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LaPelleBeauty.it | November 14, 2018

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Stare bene con la danza del ventre

Stare bene con la danza del ventre

Raks sharqui, è questo il nome della danza orientale erroneamente conosciuta come danza del ventre o in inglese belly dance. Con radici antichissime che risalgono ai primi albori della cultura egizia e mediorientale, non nasce per essere uno spettacolo che allieti gli uomini, bensì come danza delle donne per le donne, ricollegabile agli antichi culti religiosi della Mesopotamia, legati alla “madre terra”, atti a celebrare e propiziare la fertilità della donna e dei campi. Dedicate a Ishtar, dea dell’amore celebrata dai Semiti, simboleggiante la separazione tra maternità e fedeltà coniugale, le danze eseguite nei suoi templi celebravano il diritto delle donne all’autodeterminazione. Oggi, nel Medio Oriente e in Nordafrica, la danza del ventre non è sentita, almeno dalle donne, come un’esperienza limitata esclusivamente all’agitazione fisica del corpo, in maniera del tutto distinta dalla spiritualità, come spesso viene invece ritratta.
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Per secoli, le madri hanno insegnato alle loro bambine i gesti elementari della danza orientale come un esercizio di potenziamento dell’autocoscienza, celebrazione della fisicità e rituale di rafforzamento del sé. Col passare dei secoli, essa si diffuse anche in molti Paesi del Mediterraneo del sud, finanche alla Grecia, acquistando un’accezione non limitata alla funzione propiziatoria quanto piuttosto all’intrattenimento in occasione di feste e cerimonie. Quando nel XIX secolo i viaggiatori occidentali che si recavano in Oriente, videro queste danzatrici, rimasero folgorati dai movimenti di addome e bacino, forse anche perché del tutto estranei ai balli occidentali allora in voga. Fu così che venne coniato il termine “danza del ventre” con cui continuiamo a identificare la danza orientale e che desta sogni incantevoli di mondi esotici lontani, da mille e una notte, tra musiche e movimenti sinuosi. La danza del ventre, come forma di esercizio fisico, è giunta in Italia dall’America, a seguito della rivoluzione sessuale, come simbolo di liberazione da tanti tabù, e oggi viene proposta come mezzo per recuperare le valenze terapeutiche psicofisiche dell’antica raks sharqui, ma soprattutto la femminilità.
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Tecnicamente si basa su movimenti isolati delle varie parti del corpo: fianchi, tronco, petto, braccia, mani, testa, che s’inseriscono l’uno nell’altra in un flusso continuo. La speciale espressività si ottiene attraverso la posizione e i movimenti delle braccia, che conferiscono eleganza e solennità, disegnando figure che richiamano simboli come cerchi e spirali o animali quali il serpente e il cammello. Dal punto di vista fisico può essere considerata una ginnastica dolce, efficace e adatta a persone di ogni età, che produce un aumento della flessibilità del corpo unita a un più generale miglioramento della circolazione sanguigna, del transito intestinale, dei dolori mestruali e della colonna vertebrale, sia a livello lombare che cervicale. Ventre e fianchi sono naturalmente i più allenati nella danza, perché parti del corpo esaltate dalla cultura orientale per il loro potere generativo e sensuale, ma anche piedi, polpacci e cosce si rinforzano e la postura acquisisce molta più sicurezza. Comunque la danza del ventre, con le sue figure originali, la combinazione di movimento e musica, e le ampie possibilità di esprimere i sentimenti, tocca anche l’anima di chi balla, aiuta a rilassarsi, offrendo alla donna di esprimere liberamente la propria femminilità e gioire delle sue forme.

di Francesco Trapani

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