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LaPelleBeauty.it | June 22, 2018

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Seno: le verità sul silicone

Seno: le verità sul silicone

Per un periodo si è detto che potessero esplodere in aereo. Ora la paura sembra scomparsa. Ma questa è solo una delle tante storie che circolano intorno le protesi per ingrandire il seno e i timori scatenati da questi “rumors” sono difficili da sradicare, soprattutto se magari un certo fondamento l’hanno davvero. Quale donna può sapere con certezza se le protesi mammarie sono davvero sicure anche in situazioni estreme, a esempio facendo sub, oppure in un incidente? Abbiamo chiesto perciò la consulenza del dott. Carlo Alberto Pallaoro, specialista in chirurgia plastica a Padova, perché ci aiuti a chiarire i punti più spinosi della questione, affrontando con serietà le voci più comuni sul più diffuso intervento di chirurgia estetica.
Le protesi al silicone sono soggette a rottura improvvisa…
Si tratta di una bufala, ma fino a che punto? La vera questione è la pressione che subiscono gli impianti mammari. Prima di essere messe in commercio, le protesi sono sottoposte alle sollecitazioni abituali e straordinarie cui potrebbe essere soggetto il seno naturale, trazione, usura, ecc. Tramite test di sollecitazione a pressione meccanica, si è visto che i materiali di rivestimento sono molto resistenti ed elastici, anche in situazioni limite, come forti urti. È davvero raro che si verifichi una rottura della capsula in silicone. Quello che non tutti sanno, poi, è che anche in caso di rottura dell’involucro, il contenuto della protesi di alta qualità, testate e approvate dalla Comunità Europea, non si disperderebbe nell’organismo perché di non si tratta di un liquido, ma di un gel coeso.
Il silicone trasuda nell’organismo…
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Il problema della migrazione nel corpo e nel latte materno di particelle di silicone è fortemente scongiurato dalle protesi che impiegano gel siliconico – replica il dottor Pallaoro – perché la coesione del materiale garantisce uniformità di consistenza. Non esiste alcuna documentazione che l’insorgenza di patologie al seno sia legata al trasudamento del materiale. Inoltre gran parte degli strumenti utilizzati in pediatria sono composti di silicone, comprese le normali tettarelle del biberon.
Le protesi di silicone si riconoscono al tatto perché sono fredde
Oggi la chirurgia estetica punta a esiti sempre più naturali sia a livello visivo che tattile. Le incisioni sono più brevi e nascoste, con l’inserimento della protesi per via periareolare, in cui l’unica cicatrice si trova nel margine inferiore dell’areola, tra cute e mucosa, naturalmente camuffata e destinata a sbiadire. Al tatto, poi, il silicone ricalca la consistenza di un seno naturale, sia come morbidezza che come risposta nel caso di movimento (camminando, saltando…), perciò, se l’intervento è fatto a regola d’arte, il nuovo seno appare bello e naturale. Il problema della temperatura infine non si pone: le protesi saranno calde quanto il corpo!”
Dopo 10 anni le protesi vanno sostituite
Questa affermazione non è una “leggenda”, perché ogni materiale estraneo al corpo è naturalmente destinato a usurarsi. Le protesi migliori hanno una durata sicuramente maggiore, ma non quantificabile. Abbiamo avuto donne operate da oltre 15 anni senza alcun problema. Il consiglio è di sottoporsi a un controllo per accertare l’integrità degli impianti dopo 10 anni o quando si notano delle alterazioni nella forma e nella consistenza del seno.
Dopo l’intervento i seni non vanno toccati…
L’indicazione postoperatoria è praticamente l’opposto! “Dopo la guarigione completa delle incisioni la donna deve vivere il proprio seno e muoversi con scioltezza. Anzi, è consigliabile eseguire i massaggi appropriati per favorire la normalizzazione dei tessuti e allontanare il rischio di contratture capsulari.
Le protesi retromuscolari si vedono meno..
Vero e falso. La diversità tra le diverse tecniche sta nella sede di impianto, che può essere retroghiandolare (tra il muscolo e la ghiandola), retromuscolare, appunto dietro il pettorale o parzialmente retromuscolare. La scelta è legata a fattori tessutali della paziente e va valutata di caso in caso senza precise regole assolute. In genere, si preferisce l’impianto retromuscolare quando i tessuti cutanei sono molto sottili e la paziente è di corporatura minuta: in tal caso, se le protesi fossero dietro la ghiandola, potrebbero essere visibili i margini. Nella posizione retromusolare non sono consigliabili ingrandimenti corposi che creerebbero problemi. Bisogna coniugare i desideri della paziente con le concrete possibilità di realizzare l’intervento in ogni preciso singolo quadro clinico.

di Paola Marchi

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