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LaPelleBeauty.it | June 22, 2018

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Quando l’unghia non c’è possiamo tatuarla

Quando l’unghia non c’è possiamo tatuarla

Si chiama onicogrifosi, e spesso può essere ereditaria. Non è altro che una distrofia della lamina ungueale, associata a una onicauxi (ispessimento della lamina).
Avere un’unghia affetta da onicogrifosi vuol dire, oltre a sentirsi un corpo estraneo attaccato ad un dito, dover combattere con un accrescimento irregolare dell’unghia stessa, ma soprattutto significa dover fare i conti con l’inestetismo che produce. Effettivamente un’unghia deformata e giallo – brunastra non è un bel vedere, specie se a esserne affetta è una ragazza patita di sandali a infradito.
Stefania, la nostra modella, infatti, non ha mai potuto indossare queste popolari calzature estive, diventate ormai un must non solo tra le donne. Di solito l’onicogrifosi colpisce la lamina dell’alluce, ma nel caso di Stefania, fortunatamente, non era così. Infatti il dito che presentava questo fardello era l’illice (secondo dito). Lascio immaginare come può essere vissuto un problema di questo tipo in estate. Mare, scarpe aperte, voglia di smalto, tutte cose che Stefania si precludeva. In quel periodo lavoravo in un centro estetico dotato di un reparto podologico, dove di tanto in tanto Stefania si recava per tagliare questo duro uncino rivolto all’ingiù (Fig. 1).
fig1
Sentivo come lei spiegava al podologo i suoi trucchi, al fine di vivere meglio il suo problema divenuto ormai un complesso psicologico. La sentivo parlare di tagli estremi fatti su quell’unghia, seguiti poi da coperture a mò di stucco a opera di smalti colorati. Si lamentava di come però questo artificio durava il tempo di una passeggiata. Ascoltare i suoi espedienti mi fece venir l’ispirazione e la voglia di proporle una soluzione alternativa. Perché non tatuare un’unghia sana? Così facendo lei si sarebbe solo dovuta preoccupare di mantenere l’unghia “canina” più corta possibile. Inoltre avrebbe potuto comunque applicare smalti, che avrebbero aumentato l’effetto illusorio. L’idea è piacque e quindi iniziammo il lavoro. Inizialmente studiai al computer l’aspetto dell’unghia sull’illice dell’altro piede, per capirne meglio il reale chiaro scuro, la colorazione e la forma (Fig. 2).
fig2
Avevo già deciso di utilizzare pigmenti da tatuaggio visagistico, questo per rischiare meno un effetto non atteso. Scelta che nei ritocchi successivi rivalutai, utilizzando colori da tatuaggio artistico, perché più coprenti e persistenti nel tempo. Come pensavo, la fase più difficile si rivelò quella di ricerca delle tinte da raggiungere. Questo perché nella pigmentologia applicata al tatuaggio estetico e visagistico, ogni tinta deve essere raggiunta con i soli quattro colori fondamentali: il rosso, il giallo, il nero e il bianco. Nell’esecuzione del tatuaggio ho notato un particolare riversamento di sangue, in prossimità dell’unghia fatto che ha contribuito allo svanimento del tatuaggio nel giro di qualche mese. Infatti Stefania, nella revisione successiva, si presentò nel mio studio con l’unghia tatuata quasi completamente svanita. Ciò mi convinse a sostituire i pigmenti precedentemente impiegati con altri da tatuaggio artistico, perché meno soggetti a processi di fagocitosi (Fig. 3). Superfluo dire che dalla fine del lavoro Stefania ora indossa regolarmente le infradito e difficilmente ci si accorge del suo problema originario.
fig4

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