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LaPelleBeauty.it | November 14, 2018

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Legalità e lotta all’abusivismo

Legalità e lotta all’abusivismo

Il fenomeno dell’abusivismo nel settore dell’estetica è sempre più forte. Potrebbe essere riassunta in questa frase la generale lamentela che si registra fra le estetiste italiane costrette a confrontarsi con una crisi che non risparmia il loro settore. E la denuncia è stata fatta propria dalle Associazioni di categoria, in primis CNA e Confartigianato, che hanno chiesto maggiori e severi controlli alle autorità preposte. Trovare una ragione unica che possa giustificare la recente e straordinaria crescita delle situazioni di illegalità non è possibile, perché tanti sono i motivi che hanno contribuito al determinarsi dell’attuale situazione. Una prima ragione, che certo non può giustificare chi opta per il lavoro in nero e sommerso, va trovata nella situazione generalizzata di crisi che unita all’aumento della pressione fiscale, spinge verso la chiusura dei centri estetici con il trasferimento di gran parte del lavoro in casa o a domicilio della cliente. In questo modo si riesce a guadagnare di più, o almeno a sopravvivere, riducendo i costi fissi ed evitando di pagare tasse e contributi. Altra faccia del problema è l’entrata nel mercato di tante giovani diplomate che, non trovando occupazione si orientano verso un’attività clandestina di parrucchiera, massaggi e onicotecnica a domicilio.
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Molte estetiste dipendenti, poi, dopo l’orario lavorativo, per arrotondare il salario vanno a casa delle clienti. Secondo diverse fonti, quello delle unghie è forse il settore in cui più si opera senza controllo, facilitati in ciò dalla possibilità di specializzazione rapida e basso costo, oltre che di un approvvigionamento in nero, favorito da una miriade di piccole e improvvisate aziende che vendono a chiunque e preferibilmente senza fattura. Non si può dimenticare, ancora, che nelle grandi città esistono numerosi luoghi in cui le prestazioni estetiche vengono fornite come un servizio accessorio e non sempre esercitato secondo le norme di legge (palestre, parrucchieri, centri massaggi). Quest’ultimi costituiscono, infine, un ulteriore elemento di distorsione della legalità in quanto spesso sono gestiti da extracomunitari i cui titoli, se non omologati e riconosciuti, non dovrebbero bastare alla gestione del centro che, quindi, viene intestato a compiacenti prestanomi italiani. Ma quanti sarebbero gli abusivi? Si stima che per ogni attività regolare ce ne sia una abusiva e quindi combattere questo enorme fenomeno vuol dire tutelare la salute dei clienti e impedire che lavoro nero e sommerso, evasione fiscale e contributiva, alterino le regole di una concorrenza leale nei confronti delle aziende regolari. La richiesta è che le Polizie municipali, le Asl, Nas, Guardia di Finanza intensifichino i controlli e l’attività di segnalazione di attività non in regola.

Di Giorgio Bartolomucci

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