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LaPelleBeauty.it | June 22, 2018

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Le micosi: come parlare del problema

Le micosi: come parlare del problema

L’appuntamento dall’estetista è diventato per una donna un elemento irrinunciabile della propria vita. Perché oggi curarsi significa stare, volersi e sentirsi bene. Soprattutto quando poi l’estetista diventa una confidente e un’amica cui svelare paure, disagi e incertezze causate dalla scarsa consapevolezza del proprio corpo e della propria femminilità. Alcune volte questi disagi possono assumere un carattere più preoccupante dei piccoli e quotidiani problemi estetici e allora, in questo caso, l’estetista professionale dovrà con molta delicatezza consigliare e indurre la propria cliente a sottoporsi a una visita medica. Ma come dare questo consiglio senza rischiare di offendere la sensibilità della cliente? Che parole usare? Uno dei casi più frequenti con cui ci si può imbattere sono le micosi, comunemente chiamate “funghi”.
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Una condizione purtroppo molto comune, ma di norma facilmente risolvibile con una corretta terapia. Questi microorganismi attaccano le cheratine, le proteine dure che si trovano nello strato più superficiale della cute e i segni si manifestano in maniera molto variegata sulla superficie esterna della pelle. Le micosi possono colpire chiunque e proprio per questo vanno riconosciute e curate a dovere, anche perché facilmente trasmissibili da individuo a individuo. L’imbarazzo a parlarne eriva, probabilmente, dal fatto che viene messa in discussionel’igiene personale, componente indispensabile per evitarne la trasmissione, e soprattutto si rischia di mostrare apertamente il proprio timore che ci possa essere una contaminazione degli ambienti del Centro estetico o della SPA, dove la presenza di umidità facilita il contagio e la diffusione dei funghi. Altro problema è che riconoscere i funghi non è sempre semplice e segnalare alla cliente questa eventualità, qualora poi non si rivelasse vera, creerebbe futuri imbarazzi. L’esperienza insegna, infatti, che i funghi possono presentarsi sotto diverse forme: dal semplice arrossamento cutaneo, a un lieve grado di desquamazione cutanea cui si associano un forte prurito e una sensazione di bruciore. Oppure, come chiazze più chiare o più scure più riconoscibili soprattutto in estate quando la pelle assume una pigmentazione differente che ne permette una rapida individuazione.
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Di fronte a questi sintomi una estetista, che vuole proporsi come consigliera e amica, dovrà usare molto tatto, segnalando la presenza di queste piccole manifestazioni, precedentemente mai notate, e pur minimizzandone l’importanza, suggerendo la visita da un dermatologo. Sbagliato quindi azzardare una diagnosi, o far esplicito riferimento all’attenzione che si dovrebbe avere nell’uso di servizi pubblici (docce, bagni, spogliatoi).. Si tratta infatti di argomenti molto sensibili che senza dubbio possono far pensare alla cliente che si stia dando un giudizio sulla sua igiene personale o sulle sue frequentazioni. Meglio allora sminuire il problema dal punto di vista igienico sanitario e soffermarsi più su quello estetico, raccontando che le macchioline bianche e gli arrossamenti sul decolleté non sono piacevoli da vedersi e potrebbero ampliarsi, d’estate con l’esposizione al sole e d’inverno con il caldo o con il contatto con la lana o altre stoffe potenzialmente irritanti. Usate sempre toni pacati, un sorriso e il consiglio di asciugare con cura la pelle dopo ogni lavaggio. Ma soprattutto evitate di mettervi a disinfettare gli ambienti mentre la cliente è ancora in Istituto: l’alcool serve a poco ma può creare tanto imbarazzo.

di Germana Pitrola

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