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LaPelleBeauty.it | June 22, 2018

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La magrezza non è più di moda

La magrezza non è più di moda

Gli ultimi mesi hanno visto lo scatenarsi di un forte dibattito mediatico sul ruolo che la moda svolge nel creare sogni e fantasie in cui il bello e l’estetica corrispondono a magrezza, sacrifici e privazioni, fino all’anoressia. E quindi sull’opportunità di dare ancora spazio in passerella a modelle pallide e scheletriche. Ritorna evidente agli occhi della pubblica opinione, infatti, che gli attuali canoni di bellezza possono essere delle pericolose armi a doppio taglio. Il problema è da una parte pisocologico ma anche di natura sociale e culturale. Nei paesi occidentali, infatti, si sono venuti a creare dei disturbi specifici, fino a qualche decennio fa sconosciuti, connessi in particolare alla costruzione dell’identità femminile e al ruolo familiare e sociale della donna. Tanto che alcuni studi hanno evidenziato che in pazienti di sesso femminile, con una magrezza estrema, l’anoressia viene diagnosticata nel 90% dei casi. Come se una preoccupazione eccessiva per il peso e l’aspetto fisico andasse a minare una già fragile autostima. E per questo molti hanno puntato il dito proprio contro il mondo della moda che negli ultimi tempi ha privilegiato modelle sempre più giovani, più esili e più impossibili.
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Messa sul banco degli imputati, il mondo della moda ha subito reagito, e per primi gli organizzatori della Madrid Fashion Week hanno stabilito di non accettare modelle con indice di Massa Corporea minore di 18, valore soglia consigliato dall’O.M.S. per definire la condizione di sottopeso. Subito dopo, anticipando le ormai prossime sfilate milanesi, Giovanna Melandri, Ministro italiano per lo Sport e le Politiche Giovanili, ha alzato il tiro promuovendo in collaborazione con la Camera Nazionale della Moda e AltaRoma, il Manifesto Nazionale di autoregolamentazione contro l’anoressia, una netta presa di posizione contro modelle ultramagre e minorenni. Obiettivi fondamentali dell’iniziativa: rivalutare una bellezza sana, solare e mediterranea, tutelando la salute dei giovani. Proponendo alle aziende di moda di non far sfilare chi è troppo magra, si pensa di dar luogo anche a una campagna informativa contro il disagio, quel male oscuro chiamato anoressia. Diverse le reazioni fra gli stilisti, ma a sposare la posizione del Ministro è arrivatto anche l’intervento del Presidente Giorgio Napolitano che ha deciso di nominare Cavaliere della Repubblica una stilista, Elena Miroglio, che cura la produzione di taglie comode in opposizione a modelli di eterna snellezza e giovinezza. Su questa scelta non tutti si sono dichiarati d’accordo, invocando una piena libertà per un campo, quello della moda, che vive di fantasia e creatività e non può sopportare regole e limiti troppo rigidi.
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Ma una riflessione sull’argomento non poteva più attendere specie dopo la morte in seguenza di tre modelle, una delle quali, Ana Reston, top model brasiliana alta 1,74 cm e meno di 40 chili, ha presentato al mondo la storia di una ragazza soffocata da un rapporto sbagliato con il proprio corpo e la propria immagine. Donne bambine che sfilano sulle passerelle di tutto il mondo, con i loro corpi scheletrici. Chimere e miti da imitare per trovare la giusta soddisfazione estetica, in una continua bugia con sé stesse e con il mondo sulle proprie reali condizioni di salute. Ma possono la moda e l’estetica essere considerate responsabili da sole dei disturbi del comportamento alimentare e di un disagio come l’anoressia che porta all’annullamento del proprio corpo e alla perdita del sano desiderio di nutrirsi.? Certo che no. Tutti abbiamo una parte di responsabilità, in primo luogo i media e la pubblicità. E anche le estetiste che non possono ignorare le condizioni fisiche, i comportamenti e i modelli estetici delle proprie clienti più giovani. Una responsabilità in più, ma nell’esclusivo interesse delle ragazze. Fra esperienza e complicità, si può capire il livello di intensità del problema e cercare di dare un aiuto, specie quando si è in una fase embrionale. L’esaltazione di una forma, una pizza con la propria amica estetista possono essere la valida iniezione di fiducia che aiuta a non cadere nel baratro. Ma se il disturbo è già in uno stato avanzato va contattata la famiglia per sottoporre ciò di cui si è testimoni. A questo punto saranno le strutture mediche che hanno le giuste competenze a dover intervenire anche perché il problema anoressia non è di facile soluzione. Specie finché si identificherà il magro con il bello.

di Giorgio J.J. Bartolomucci

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