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LaPelleBeauty.it | November 14, 2018

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Il sambuco

Il sambuco

Il sambuco, il cui nome botanico è sambucus nigra, è una pianta appartenente alla famiglia delle Caprifoliacee. Di derivazione europea-caucasica, nasce spontaneo in boschi umidi, presso le rive dei corsi d’acqua ma può essere trovato vicino agli edifici abbandonati, dove il suolo è ricco di azoto, derivante dalla decomposizione dei rifiuti. Si tratta di un arbusto cespuglioso, alto 3-4 metri, con fusti legnosi e numerose ramificazioni. Le foglie, composte da 5-7 foglioline, sono ovali, a margine seghettato. I fiori, bianchi e piccoli, sono raggruppati in grandi ombrelle piatte. Ciascun fiore si trasforma poi in una piccola bacca rotonda, nero-violacea, dal succo rosso, contenente un seme. Ve ne sono molte specie, non tutte commestibili, come, ad esempio, il sambuco rosso o montano, dai fiori poco profumati e dai frutti asprigni, e la cosiddetta “sambuchella”, i cui fiori emanano un odore particolarmente sgradevole. Il nome deriverebbe dal nome greco indicante uno strumento musicale, simile al flauto, fabbricato con i rami della pianta, svuotati del midollo. Il termine nigra si riferisce invece al colore nero dei frutti maturi. Si parla anche di una derivazione dal sanscrito, con il significato di nutrimento; ciò farebbe pensare all’uso delle bacche come cibo. Tale ipotesi sarebbe confermata dal riscontro di grandi quantità di semi di sambuco negli scavi di villaggi su palafitte.
La Scuola Medica Salernitana consigliava il sambuco come diuretico e per le proprietà lassative. Per Sant’Alberto Magno la corteccia poteva avere effetto lassativo o stimolante il vomito, a seconda della direzione con la quale veniva staccata: lassativa se staccata con movimento dall’alto verso il basso, vomitiva se staccata con movimento dal basso verso l’alto.
Leclerc, esponente della scuola fitoterapica francese del XX secolo, lo raccomandava contro l’idropisia. Della pianta vengono utilizzati la corteccia, le foglie, i fiori ed i frutti. Il sambuco è stato chiamato “albero di Holda”. Questa era una fata della tradizione popolare germanica, che abitava proprio nei sambuchi che si trovavano nei pressi di laghi, fiumi e fonti.
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La pianta era molto rispettata dalle popolazioni tedesche, tanto che i contadini erano soliti togliersi il cappello quando la incontravano lungo il cammino e, prima di tagliarla, si inginocchiavano invocando la dea Holda. Per guarire da un mal di denti, camminavano fino al sambuco recitando per tre volte “Frau Holda, Frau Holda, imprestami una scheggia che te la riporterò”. Dopo di che staccavano una scheggia dalla corteccia, con la quale incidevano la gengiva fino a far uscire il sangue. A questo punto ritornavano alla pianta, camminando all’indietro, e rimettevano la scheggia nel punto in cui era stata tolta; si dice che in questo modo il dolore di denti veniva trasmesso alla pianta. Anche gli indiani d’America lo consideravano come antidolorifico: a esempio, gli Irochesi bollivano la corteccia e la mettevano sulla parte dolorante. Con un decotto dei boccioli e della corteccia si preparava una medicina utile nelle forme febbrili. Le foglie della pianta tritate unite al sale, davano origine a un impiastro usato nel mal di testa, mentre i fiori e i frutti venivano usati come diuretici e per favorire la sudorazione. Il sambuco è stato chiamato anche “farmacia degli dei” per le sue molteplici applicazioni terapeutiche. In Italia invece si credeva che solo il sambuco benedetto avesse proprietà curative, perciò veniva raccolto alla vigilia della festa di S. Giovanni e lasciato fuori dalla porta di casa, in modo che il Santo, passando, lo potesse benedire. Piantato attorno ai monasteri e alle fortezze svolgeva funzione di protezione nei riguardi di malefici e si credeva che sfregare i ferri di cavallo con le foglie di sambuco, impedisse la comparsa della ruggine e proteggesse l’animale dal morso dei serpenti. La pianta ha avuto proprietà divinatorie: se in estate i suoi fiori erano gialli o color ruggine, si annunciava l’arrivo di un figlio; un’infiorescenza piccola indicava un anno di siccità, in caso contrario un buon raccolto.
Il Sambuco è considerato l’albero del 13° mese lunare, che si conclude nei giorni del solstizio d’inverno. Il numero 13 è da considerarsi un numero ambiguo, rappresentante la rigenerazione dopo la morte e infatti anticamente si era soliti porre sul capo del defunto una corona di foglie e fiori di sambuco.
Le sue proprietà principali sono diaforetica (fiori), lassativa (frutti), diuretica (corteccia). Viene perciò impiegato nei disturbi da raffreddamento, nella cistite e nella nevralgia.

della Dott.ssa Gabriella Della Rovere

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