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LaPelleBeauty.it | May 27, 2018

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Trucchi di bellezza di una donna Rococò

Trucchi di bellezza di una donna Rococò

A volte capita che ci venga richiesto un trucco storico. I motivi possono essere tanti: una piece teatrale, una festa in maschera, un film etc. Quando ciò si verifica, è giusto compiere uno studio approfondito del tipo di make-up utilizzato nell’epoca che si va a ricreare sul volto della cliente. Più saremo accurati, infatti, meglio soddisferemo le sue esigenze e daremo sfoggio della nostra competenza. Nel realizzare il trucco di queste pagine, che è un make-up tipico del ‘700, ho dovuto così compiere una vera ricerca storiografica che mi ha fatto scoprire moltissime informazioni che voglio condividere con voi. A quel tempo, e precisamente nel periodo denominato Rococò, dame e cicisbei ostentavano un aspetto a dir poco bambolesco, ottenuto dall’uso di cipria chiara, grazie alla quale rendere l’incarnato di porcellana, e del belletto sulle guance, con cui disegnare due rossi accesi al centro delle gote, in sintonia col colore forte delle labbra (tinte col carminio).

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Pallore del volto e candore dei capelli erano requisiti fondamentali per considerarsi raffinati. Il gesto di incipriarsi pesantemente il volto, a esempio, era un fenomeno di costume che coinvolgeva non solo le donne ma anche gli uomini, che fossero militari o religiosi. L’incipriatura del volto richiedeva anche un’ora di tempo e veniva praticata persino prima di andare a dormire. Sul volto truccato di bianco (applicando la biacca), l’intensità massima doveva essere sulla fronte e attorno alla bocca, mentre sulle tempie doveva essere poco più scuro. Per quanto riguarda il rosso sulle guance, che veniva applicato tramite un pennello, pare che esistesse in ben dodici sfumature diverse. A ognuna corrispondeva uno stato d’animo: alcune comunicavano disponibilità, altre malizia o ancora promesse d’intimità. In Francia, per ottenere guance “accese” esistevano belletti specifici sia per le varie stagioni che per il giorno o la sera e addirittura di diverso tipo in base all’età e al ceto sociale.

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Pare inoltre che il belletto delle donne delle classi alte fosse di un colore più sobrio di quello delle appartenenti alla classe borghese, determinando in tal modo un segno di distinzione sociale. Per capire meglio quali fossero i canoni estetici del tempo, può aiutare forse la definizione di donna ideale data da Sir Harry Beaumont: la bocca doveva essere piuttosto piccola, graziosa e di colore rosso, simile “a un bocciuolo di rosa che sta per fiorire” mentre la pelle candida e diafana, su cui realizzare ritocchi di rosso che conferissero al viso sia delicatezza che un aspetto salutare. Una bellezza chiara che veniva preservata anche con maschere da notte e prodotti esfolianti anti-rughe ed efelidi, in cui erano curate anche mani e unghie (lucidate e a forma di mandorla). Ultimo dettaglio, i nei finti o mosche che venivano applicati con il lentischio (un tipo di colla), vicino a occhi, bocca o seno e che avevano un significato e un nome diverso a seconda della posizione.

Di Rossano De Cesaris
Make-up Artist

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