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LaPelleBeauty.it | October 23, 2018

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Psicologia delle ipocromie

Psicologia delle ipocromie

Da truccatrice, mi sembra di notevole interesse occuparmi di situazioni dove vi siano invece degli inestetismi cutanei che vadano a interferire con il benessere psicologico e l’integrazione dell’individuo nel contesto sociale. Sarà mia cura esaminare le possibili implicazioni psicologiche in grado di affliggere pervasivamente l’individuo che presenta tale difficoltà. Visto l’aspetto particolarmente delicato dell’argomento di cui intendo occuparmi, vorrei porgere un particolare ringraziamento a coloro che si prestano a essere fotografati “senza veli”, superando l’imbarazzo e la vergogna che li ha inevitabilmente accompagnati nel corso della loro vita, ma contribuendo sicuramente ad aiutare chi condivide con loro lo stesso tipo di problema. Conosciamo il trucco come abbellimento e valorizzazione del viso, in un contesto dove l’immagine acquista un suo valore se integrata a una percezione migliore del proprio essere. La consapevolezza di piacere agli altri e di essere più attraenti, va a incrementare le basi di relazioni interpersonali migliori, rafforzate da una maggiore sicurezza in sé stessi in genere Quando ci troviamo di fronte a un volto dalle caratteristiche armoniose, nell’insieme ben accettate dall’individuo, la loro valorizzazione è spesso artefice di una maggior consapevolezza della propria bellezza. Ma ci sono dei casi dove esiste un difetto estetico obiettivo, spesso collegato a fenomeni cutanei di natura spontanea o dovuti a incidenti, che possono interferire enormemente con l’accettazione della propria immagine e di sé. Tra i problemi della pelle che possono affliggere una persona troviamo una gran varietà di patologie con una ricaduta estetica: dagli angiomi alla vitiligine, l’acne, la rosacea e varie micosi. Vi sono poi anomalie dovute ai postumi di svariati tipi di incidenti, con esiti cicatriziali di differente tipo ed entità. Non sono poi da sottovalutare anche le conseguenze derivanti da interventi di chirurgia estetica mal riusciti, dermopigmentazione, e altro. Avere un difetto al volto, è facilmente percepito come un problema grave e difficilmente risolvibile, in quanto è una zona del nostro corpo che non possiamo nascondere in nessun modo ed è esposta primariamente al contatto sociale con il mondo esterno. Nell’interloquire, inevitabilmente lo sguardo degli altri cerca un contatto con il nostro, e tramite lo stesso meccanismo ogni parte del nostro volto è esposta al giudizio e al commento altrui, e noi di questo ne siamo pienamente consapevoli. Giuliana è una ragazza di 32 anni che ha dovuto faticosamente convivere con un problema di ipopigmentazione cutanea da quando ne aveva sette. Anche se dimostra meno della sua età, la sua vita è stata particolarmente ardua e segnata da una percezione di “diversità” a causa di questo disagio. Invitandola a ricordare i particolari di quando e in quali circostanze abbia avuto origine il suo problema, riferisce che è successo all’improvviso, mentre era sui banchi di scuola: le compagne si sono accorte che qualcosa nel suo volto era cambiato. Intorno agli occhi e sulla fronte erano comparse tante macchie chiare e tondeggianti, ipopigmentate, contrastanti con i bordi scuri di un’area iperpigmentata. Nei suoi ricordi, quindi, anche se improbabile, il problema è comparso all’improvviso, facendole percepire un cambiamento di vita da un giorno all’altro. La diagnosi dei medici fu di “vitiligine”. Da quel momento la sua vita ha imboccato un difficile cammino senza ritorno. La percezione di avere lo sguardo dei coetanei puntato sulla sua anomalia è stata per lei fonte di grande sofferenza e di isolamento. Ma l’aspetto più triste, è che a ferirla maggiormente non furono le critiche dei bambini, bensì le osservazioni a volte insensibili fatte dalle persone adulte. Va tenuto presente che anche un minimo problema fisico, tende a essere amplificato in certi ambienti sociali, soprattutto in una realtà di vita tipica della piccola provincia, infatti, molte sono le situazioni dove Giuliana si è sentita in difficoltà. Una per tutte: la vacanza al mare, luogo a lei quasi proibito a causa delle inevitabili precauzioni. Sull’area con la deficienza di pigmentazione, infatti, è necessario mettere una protezione totale e quindi l’esito di una giornata esposta alle radiazioni solari, nel suo caso, sarebbe stata una inevitabile “mascherina” chiara stampata sulla pelle in prossimità degli occhi. Inoltre, le aree iperpigmentate tendono a scurirsi notevolmente in presenza di sole, quindi è importante che siano protette da uno schermo in tutte le condizioni dove vi sia una notevole esposizione alla luce solare. La vita di Giuliana è, invece, cambiata quando, da ragazzina, le hanno fatto conoscere i primi cosmetici correttivi. Tramite l’utilizzo di questi prodotti specifici per camouflage, ella è riuscita a rendere pressoché invisibile il suo difetto, riuscendo così a sentirsi meno “diversa” e più uguale agli altri. Ancora una volta il mondo dell’estetica, talvolta definito frivolo, svolge invece un ruolo di vitale importanza che va a ripristinare la qualità di vita dell’individuo, permettendogli un inserimento ben equilibrato nel contesto sociale. Il malessere dovuto a un difetto fisico concreto, collegato all’attribuzione di sfortuna nell’essere diverso dagli altri può, infatti, facilmente sfociare in episodi di depressione e isolamento, specie quando questo viene percepito come irreversibile. È in queste situazioni che il truccatore professionista è in grado di svolgere un ruolo alquanto risolutivo, fornendo alla persona gli strumenti idonei che le diano il modo di nascondere l’inestetismo per non sentirsi diversa dagli altri. Il camouflage è una tecnica che una volta veniva effettuata esclusivamente da truccatori professionisti. Oggi in farmacia e in profumeria si possono trovare linee di prodotti specifici caratterizzati da un’alta percentuale di pigmento colorante e da un impasto che da tenuta e consistenza al trucco. Ma per meglio saperli adoperare, con un pò di pazienza si può imparare dai professionisti a effettuare il trucco autonomamente e con ottimi risultati. Per Giuliana, in studio ho optato per una correzione del suo difetto di pigmentazione cutanea tramite la tecnica dell’air-brush. In questo caso i pigmenti della tonalità correttiva adatta sono opportunamente aereografati con scrupolo sulle aree da normalizzare. Una colorazione più carica e simile a quella del carnato va utilizzata per il riempimento delle zone di ipopigmentazione. Un pigmento di diverso colore contenente del rosso va invece steso con per correggere e neutralizzare l’area più scura. Sul tutto va poi diffusa la colorazione di base. Il vantaggio dell’utilizzo di questa tecnica è come risultato l’avere un effetto molto più naturale che non tramite l’impiego di prodotti correttivi tradizionali.

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