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LaPelleBeauty.it | December 17, 2017

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Piercing: dopo la moda resta il rischio

Piercing: dopo  la moda resta il rischio

Demonizzato dai più conservatori, adorato dagli adolescenti, sfoggiato con disinvoltura o nascosto dai vestiti, il piercing, nonostante non sia più un fenomeno di moda, rimane testimone di un mondo variegato e poliedrico. Esploso come fenomeno di massa negli ultimi anni, la sua storia non è affatto recente. Già nella lontana epoca preistorica forare e abbellire parti del corpo forniva una mappa descrittiva della gerarchia dei membri di una tribù. Nell’antico Egitto, ma anche in alcune popolazioni dell’Asia e dell’Africa, decorare il proprio corpo era una pratica largamente diffusa a cui venivano attribuiti significati mistici. Per gli Eschimesi il “labret” aveva un’importanza simbolica non indifferente. Infatti l’oggetto inserito nel foro variava a seconda dello status sociale. Gli indiani Sioux, invece, laceravano la loro pelle per diventare guerrieri. In epoca più recente, il piercing assume un significato originario di iniziazione nei gruppi Punk.
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Ma cosa spinge l’uomo moderno a seguire questa controversa tendenza? Gusto masochistico? Trasgressione? Voglia di differenziarsi? O di omologarsi? In realtà le motivazioni variano da persona a persona. Si fa per gioco, per conferirgli un significato particolare, per sentirsi parte di un gruppo o per affermare il proprio spirito anticonformista. L’unica cosa certa è che il piercing ha assunto il valore di costume soprattutto nei giovani tra i 15 e i 19 anni. Può essere fatto praticamente ovunque, ma i posti prediletti rimangono le orecchie, il naso e l’ombelico. A seguire labbra, lingua e sopracciglia. Più rari capezzoli e genitali. Il dolore? C’è, ma i più fanatici dicono che è sopportabile. Le vere preoccupazioni in realtà dovrebbero essere altre e possono riguardare anche quelle estetiste che decidessero di offrire questo servizio alle clienti più giovani. Bisogna ricordare infatti che questa pratica così seducente nasconde pericolose insidie. Il Ministero della Salute ha emanato delle linee guida per l’esecuzione del tatuaggio e del piercing in condizioni di sicurezza, puntando soprattutto sull’igiene e sui requisiti professionali degli operatori. Un bravo “piercer” deve utilizzare materiali sterili e monouso.
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La comune “pistola spara-orecchini”, infatti, è imprudente perché non è sterilizzabile. Chi si sottopone a un piercing non deve mai affidarsi al caso, né al “fai da te”, e conoscere tutti i rischi cui si può andare incontro: epatite B e C, AIDS sono sicuramente le tre affezioni più gravi. Ultimamente è stato riscontrato che chi ha disturbi congeniti al cuore oppure difetti alle valvole cardiache, dovrebbe rinunciare al piercing, che può provocare complicazioni. Oltre a possibili infezioni, che devono sempre essere prevenute attraverso un’accurata pulizia possono insorgere altri sintomi come disturbi visivi, turbe della fertilità nelle donne e aumento dei dolori mestruali. È il caso del comune piercing all’orecchio, che, se fatto in punti sbagliati, in soggetti predisposti può scatenare aggressività o timidezza. Un piercing all’ombelico, invece, è particolarmente soggetto a irritazioni, a causa del continuo attrito con cinture e pantaloni. Quello alle labbra può provocare gonfiore per settimane. Quello alla lingua emorragie e traumi dentali. E se dopo qualche tempo ci si accorge di non volerlo più? Si può toglierlo, ma attenzione: se il piercing non è stato fatto da una persona competente il rischio di antiestetiche cicatrici è molto alto.

di Serena Savelli

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