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LaPelleBeauty.it | November 14, 2018

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Nefertiti

Nefertiti

Parlare di Nefertiti non è facile, ma ci sarà di aiuto conoscere suo marito Amenofis IV. Misantropo, sensibile, tipico viso negro-africano, fu uno dei più significativi imperatori della storia antica. Monogamo in una società poligama; monoteista, tra un popolo idolatra; democratico, in un regno dispotico; innovatore in un paese immobilizzato da secoli negli schemi più tradizionali. Nefertiti, sposa a undici anni, abbracciò la religione di un solo dio, Aton (il disco solare), per compiacere suo marito ma rimase insensibile ai problemi social-teologici-demo-liberali-del consorte. Insieme infatti cercarono di cogliere soltanto i lati belli della vita: la giovane principessa africana amava la natura, la fauna esotica e le piante rare. Nefertiti mise al mondo tre bambine che venivano allattati fino all’età di tre anni, e le madri li portavano in giro sul petto in un telo appeso al collo. Di Nefertiti non abbiamo immagini di questo tipo, sebbene sia stata madre sei volte. Il faraone, sembra amasse occuparsi molto della sua famiglia, la cui vita era molto intensa. Quando i due passeggiavano con il lussuoso cocchio dorato erano sempre con le figlie che godevano di molta libertà: dei rilievi ci mostrano Nefertiti graziosamente seduta sul carro o intenta a giocare con una o con l’altra delle bambine.
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L’originalità, o semplicemente la conformità alla moda di Amarna ha permesso agli artisti di ritrarre in tenera intimità la coppia regale. Nefertiti offrì il suo viso agli artisti del neo-realismo amarniano riuniti a corte, i pochi decisi a seguire i moderni concetti dettati dal Faraone. Essi immortalarono le sembianze della regina, non più considerata dea ma donna, con arte verista; ed è merito loro se oggi si conservano ancora le sembianze di Nefertiti. Essa fu ritratta con le braccia colme di fiori, circondata dalle sue pargolette, fasciata nel suo “Kalasiris” trasparente, plissettato, aperto dalla cintola in giù: praticamente nuda come esigeva la moda da lei stessa lanciata. Con le palpebre ombreggiate di Stemt (polvere nera), le labbra rosse di minio, la possiamo ammirare ancor oggi al Museo di Berlino nel busto eseguito dall’artista Thutmose; o al Cairo, nella sua testa di quarzite rosa dotata di una bellezza senza età e tuttora modernissima, accuratamente truccata, levigata, profumata, depilata, abbigliata e ingioiellata, Nefertiti aveva indubbiamente intorno a sé un cospicuo numero di adoratori e di persone che si occupavano della sua bellezza. Presso gli antichi Egizi esistevano diversi stili di trucco eleganti e stilizzati. Occhi e sopracciglia venivano sinuosamente allungati verso le tempie e, in base a quanto ci è dato capire dai reperti archeologici, mai portati verso l’alto, mentre le palpebre venivano “vestite” da uno o più colori secondo l’epoca e il gusto personale. Le guance venivano sfumate con del rosso più o meno aranciato ottenuto miscelando tra loro i rossi, i bruni e i gialli che avevano a disposizione in grande varietà. Lo stesso dicasi per le labbra che venivano ricoperte da veri rossetti ottenuti miscelando il pigmento con oli e grassi.
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Com’è tuttora in uso presso alcuni popoli medio orientali, gli Egiziani tingevano le palme delle mani e le piante dei piedi col rosso ricavato dalle foglie della pianta di Henna (dall’arabo Hinna). Con questo rosso a volte tingevano anche le unghie e le labbra. Il nero per gli occhi era per lo più ricavato dal solfuro d’altimonio che veniva finemente polverizzato. Diverse tonalità di verde erano formulate miscelando dei silicati, che sono di un bel verde acceso, a carbonato di rame che è azzurrino e quindi dava vita a sua volta a ombretti di questa tonalità; molti comunque erano i sali di rame impiegati per i verdi e gli azzurri. Al British Museum di Londra è conservato un ombretto fatto con verde rame (solfato di rame) e resina usata come legante esattamente come gli ombretti compatti di oggi; infinite tonalità di giallo, giallo arancio; terracotta rosso-scuro, bruno erano ricavati utilizzando gli ossidi di ferro (come l’ematite), argilla ad alto contenuto ferroso, e ocra a base di limonite. Il rosso acceso, invece, era ottenuto col solfuro di mercurio ricavato dal cinabro per arrostimento, oppure dalla pianta dell’hennè. Osservando attentamente il famoso busto della regina Nefertiti (il cui nome significa “La Bella è venuta”), l’artista ha completato il disegno del trucco degli occhi ombreggiando una perfetta mezzaluna così come la nostra moda prescriveva alla fine degli anni ‘70: un tratto rilevato di alcuni millimetri dalla piega della palpebra naturale ne disegna un’altra leggermente più alta. Che tutto ciò non sia altro che una personale scelta dell’artista non ce lo potrà negare certamente nessuno, tanto più che il neorealismo amarniano (corrente artistica contemporanea a Nefertiti, che svincolava l’arte dai rigidi dogmi che l’hanno sempre regolamentata), portò gli artisti non solo a ritrarre più realisticamente il corpo umano ma, spinti dal desiderio di rendere la raffigurazione il più possibile vicino alla realtà, a esagerarne a volte, certi caratteri somatici fino a sfiorare il grottesco e il caricaturale.
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Questa fu l’arte eretica nata parallelamente all’eresia religiosa di Akenaton (marito di Nefertiti) un tipo di arte che in Egitto era senza precedenti e nemmeno si sarebbe più ripetuta dopo la morte dello stesso Akenaton. In ogni modo mi piace pensare che la mezzaluna fosse presente anche sul viso reale della bella sovrana; del resto se l’artista avesse voluto ampliare le palpebre lo avrebbe fatto direttamente sulla scultura (così come ha ritenuto necessario allungare notevolmente il collo per conferire eleganza e snellezza al busto). A sostegno di questa mia teoria va il fatto che la statua era uno studio, una prova di laboratorio che sarebbe probabilmente servita per un’opera più colossale o comunque completa. L’artista quindi sarebbe stato libero di scolpire le palpebre grandi quanto lo ritenesse necessario. È stato detto di tutto su Nefertiti. Si è creduto per un pezzo che fosse una principessa di Mitanni – un’ ”ariana”!. Nulla lo prova: Nefertiti era piuttosto una nobile egizia e il suo nome, di pura tradizione nazionale, allude alla bella dea, Hathor. Si vede quanto siano scarse le nostre informazioni sulla Nefertiti della storia. Quindi delusi dalla critica erudita, lasciamo che i romanzieri dipingano a piacer loro una Nefertiti leggendaria, come fu forse in realtà.

di Stefano Anselmo

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