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LaPelleBeauty.it | October 22, 2018

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L’era della chirurgia etnica

L’era della chirurgia etnica

In tempi di globalizzazione, anche la bellezza cerca di uniformarsi, tant’è che aumenta sempre più il numero delle donne (ma anche degli uomini) dai tratti somatici asiatici e africani che si sottopongono a un intervento di chirurgia estetica per occidentalizzare i tratti somatici tipicamente caratteristici dell’etnia di appartenenza. Un fenomeno iniziato in sordina che però, secondo gli osservatori, negli ultimi anni è diventato una vera e propria tendenza. Il fatto è che i canoni estetici, ormai, si sono più o meno ovunque uniformati al modello da sempre predominante nella scena del cinema, del beauty e della moda. Dopo aver adottato look, colore e acconciatura dei capelli, cosmetici e profumi delle donne americane ed europee, stile di vita compreso, le donne orientali e africane, insomma, si concentrano ora su come assomigliare anche fisicamente ai loro idoli, anche se per farlo devono ricorrere a piccole operazioni di chirurgia estetica. Vediamo con l’aiuto del Dottor Carlo Alberto Pallaoro, specialista di Chirurgia Plastica a Padova, quali sono i ritocchi più richiesti. “Una delle operazioni più richieste e quella che riguarda l’occhio asiatico”. Nel famoso occhio a mandorla la pelle compresa tra il sopracciglio e le ciglia forma come un piano quasi verticale, privo di curvatura e, di conseguenza, di palpebra. L’occhio appare così più piccolo, con un’aria triste e abbattuta. Per mettere maggiormente in risalto il proprio sguardo, molti asiatici ricorrono alla blefaroplastica. “Non si tratta solamente di un vezzo, l’intervento serve anche ad alleggerire la palpebra e a ingrandire l’occhio, aumentandone così anche il campo visivo con benefici quindi non solo estetici, ma anche funzionali”. L’intervento di blefaroplastica che corregge le palpebre con piega antimongolica (ovvero con la rima palpebrale obliqua verso il basso e verso l’esterno con la parte esterna più bassa) viene chiamato cantoplastica. Tale operazione, che richiede solo pochi minuti, viene realizzata in anestesia locale avvalendosi del laser CO2 pulsato. La tecnica prevede una piccola incisione a Y inclinata nei margini palpebrali esterni e il risollevamento del canto esterno (da qui il termine cantoplastica) nella sede ideale. “Negli ultimi anni – commenta il dottor Pallaoro – la tecnica è stata perfezionata, in modo da ottenere un risultato più duraturo rispetto a quello offerto dalla metodica tradizionale. In pratica, si coinvolge non solo l’epidermide, ma anche il muscolo palpebrale elevatore, che viene ancorato al tarso (lo strato fibroso della palpebra)”. La cantoplastica termina con l’applicazione di alcuni punti di sutura, che verranno coperti con un cerottino chirurgico e rimossi a distanza di 4 giorni. Per le prime settimane, la zona perioculare apparirà leggermente gonfia e arrossata, ma sarà sufficiente pazientare un pò per ritrovare occhi più grandi e magnetici senza cicatrici visibili che, grazie alla precisione del raggio laser, risulteranno in corrispondenza con la riga naturale dell’occhio.
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Naturalmente, di base, la tecnica resta la stessa anche in caso orientalizzazione dell’occhio Sempre con il laser CO2 pulsato, si interviene sul diametro e sulla forma dell’occhio, restringendolo e allungandolo. Un leggero ritocco di questo tipo contribuisce a rendere lo sguardo più misterioso, arricchendolo di un fascino tutto orientale. L’intervento di chirurgia estetica più richiesto dai soggetti di origine africana, invece, riguarda il rimodellamento del naso tipicamente schiacciato. La rinoplastica viene realizzata in anestesia locale accompagnata da sedazione. Il rimodellamento viene programmato in modo da ottenere un risultato in armonia con il resto dei parametri facciali e da rispettare le proporzioni del viso. La rinoplastica può concentrarsi sulla punta (carnosa), sulle narici (larghe) o su entrambi gli elementi. “se la punta del naso è troppo tondeggiante e voluminosa, si interviene rimodellando le cartilagini alari e asportando il sottocutaneo con una particolare pinza, facendo attenzione a non esercitare piccole trazioni che potrebbero generare inestetici infossamenti. Nel caso invece di narici larghe (ipertrofia alare), si interviene asportando un cuneo cartilagineo-cutaneo dalla base alare”. Per entrambi gli interventi (realizzati dall’interno delle narici e pertanto senza lasciare cicatrici visibili), la medicazione prevede l’applicazione di una mascherina contenitiva, che verrà rimossa a distanza di sette giorni. Rimossa la particolare “ingessatura”, sarà normale notare per le prime settimane un leggero gonfiore e alcune ecchimosi. Per accelerare il processo di guarigione, sarà sufficiente qualche seduta di linfodrenaggio manuale e un pò di autodigitopressione. In percentuale minore, l’Ethnic Cosmetic Surgery viene applicata per correggere anche altre parti anatomiche la cui forma e dimensione è prevalentemente dettata dal codice genetico. È il caso delle labbra. Se sono troppo sottili, come nel caso dei tipi nordici, si può provvedere a riempirle; se al contrario risultano troppo carnose (come nel caso delle labbra negroidi), si può intervenire con la cheiloplastica, eliminando l’eccesso di mucosa attraverso un’incisione praticata con il laser CO2 pulsato. Altro punto “svantaggiato” dall’etnia di appartenenza è il seno, piccolo o quasi inesistente nelle donne asiatiche, ma anche nelle nordiche e nelle brasiliane. Oltre 20mila di queste ultime ricorrono ogni anno all’inserimento di protesi mammarie.

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