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LaPelleBeauty.it | October 22, 2018

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Il Massaggio della Mongolia              

Il Massaggio della Mongolia              

Il ricorso al massaggio, per lenire il dolore, contrastare la fatica, rilassare e consentire una più efficace applicazione di oli e unguenti sulla pelle, si perde nella notte dei tempi. Probabilmente rappresenta la più antica forma di trattamento medico. Esistono vari tipi di massaggi con diverse funzioni: il massaggio rilassante che aiuta ad alleviare stress e fatica e può interessare diverse parti del corpo (testa, collo, braccia, gambe, schiena e piedi), il massaggio sportivo che diventa parte integrante dell’allenamento di ogni atleta, il massaggio riabilitativo che ha la funzione di aiutare ed agevolare la riabilitazione dopo un incidente o un intervento chirurgico, il massaggio estetico che tra i diversi benefici ha anche quello di ammorbidire la pelle e di ridurre la cellulite. Decisamente atipico è invece il massaggio mongolo, recentemente arrivato in Occidente, ma la cui storia si perde tra la tradizione e la saggezza antica della terra del Gengis Khan. Infatti in Mongolia, come in molti altri paesi asiatici, il massaggio è sempre stato una parte integrante della vita familiare in quanto i bambini venivano iniziati a quest’arte in età precoce come segno di condivisione con gli altri membri della famiglia. Questa tradizione si è poi sviluppata soprattutto negli ambiti guerrieri e a beneficio delle classi privilegiate.

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I Samurai mongoli hanno infatti condotto uno studio su ciò che oggi chiamiamo psicosomatica arrivando alla conclusione che le varie parti del corpo umano sono sedi di tensioni e di blocchi provocati da vari tipi di paura. Scoprirono precocemente che il corpo ha memoria degli avvenimenti psicologicamente o fisicamente rilevanti che ha sofferto e che quest’ultima ha sede non solo nel cervello ma soprattutto nelle varie parti dell’organismo. Essi sostenevano anche che dopo un acuto dolore ne viene rimosso il ricordo isolando la parte sofferente: intorno a quest’area i muscoli tendono a fare il minimo movimento possibile o addirittura non farne più. E’ un trattenersi per non sentire dolore e per dimenticarlo, che modificherà l’equilibrio del corpo. Si tratta quindi di un massaggio di difficile esecuzione che vuole riabbracciare il corpo con il Kath ossia un’energia capace di pervadere ogni cosa: ogni qual volta che siamo in tensione o che proviamo paura ci contraiamo scatenando un blocco dentro di noi che impedisce o limita l’energia nel suo naturale fluire. Questa pratica si dedica all’esplorazione di venticinque mappe specifiche per ogni tipo di emozione trattenuta rivolgendosi a processi emozionali che possono comprendere oltre alla paura, la timidezza, l’incapacità decisionale e pratica, lo scoraggiamento e il disorientamento imponendo che ogni movimento sia fatto con estrema cura, in maniera profonda e quasi strisciante, sul limite che divide profondo piacere da sottile sofferenza allo scopo di sviluppare, appunto, un profondo cammino lungo il proprio corpo alla ricerca dell’energia bloccata e dell’equilibrio perduto. È soprattutto molto importante non suscitare traumi emozionali nel paziente ma al tempo stesso renderlo consapevole dell’impatto energetico che risiede nelle mani del terapeuta attraverso movimenti forti e chirurgicamente precisi. Infatti il concetto di emozione è fondamentale nel Chua k’a tanto che è necessario che il trainer abbia una più che adeguata preparazione a seguire il soggetto anche nel cambiamento e che all’occorrenza sia disponibile anche ad un sostegno psicologico.

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