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LaPelleBeauty.it | December 17, 2017

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I vari metodi per applicare i fanghi termali

I vari metodi per applicare i fanghi termali

Continua il nostro viaggio nel mondo del calore e dei fanghi. Abbiamo iniziato spiegando i meccanismi che spiegano il perché il caldo faccia bene al nostro organismo e, nel precedente articolo siamo arrivati a chiarire perché i fanghi, o meglio i peloidi, sono utilizzati per curare le articolazioni. In generale, i fanghi sono applicati ad una temperatura che è intorno ai 45 – 47°C, attraverso un impacco spesso alcuni centimetri, su ampie superfici del corpo (colonna cervicale, dorsale o lombosacrale, articolazioni della spalla o dell’anca, ecc.). Il paziente viene successivamente ricoperto da lenzuola e coperte, per ridurre la dispersione del calore. La durata di ogni applicazione è di 15 – 20 minuti fino ad un massimo di 30 per superfici corporee limitate. Schematizzando esistono diversi modi d’impiego dei peloidi:
a) Fango generale, in cui l’impacco copre tutto il corpo a eccezione della testa, della regione anteriore del collo e dell’area toracica; può essere lasciato libero un arto superiore per eventuali controlli pressori e terapie di emergenza, richieste di assistenza o soccorso (campanello).
b) Fango parziale, in cui possono essere interessate singole articolazioni o distretti corporei, come frequentemente accade con le mani, le ginocchia, le articolazioni del gomito, spesso utilizzando appositi contenitori.
Ritz-Maschera
c) Fango addominale, in cui il fango viene posizionato in modo da coprire le regioni lombari e addo­minali (es.: fango epatico, fango a “mutandina”.)
Al termine della seduta il paziente si sottopone a un bagno o a una doccia di pulizia con acqua di rete o termale. Successivamente si trasferisce in una cabina dove, opportunamente coperto, soggiorna per almeno trenta minuti in posizione sdraiata o semisdraiata. Questo periodo prende il nome di periodo ”epiergico”, e dovrebbe seguire sempre tutti i trattamenti termali caldi, quindi anche la balneoterapia, l’antroterapia, fitobalneoterapia, ecc..
In questa fase di riposo, detta di reazione, si com­pleta la sudorazione e si verificano importanti pro­cessi metabolici e funzionali. L’effetto più evidente è costituito dalla intensa sudorazione che comincia durante l’impacco di fango e continua nel periodo di reazione.
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In ambiente termale, un ciclo di fangoterapia comprende in media 12 – 15 applicazioni a cadenza giornaliera, fino a una durata massima di tre settimane. È bene ricordare che gli effetti della fangoterapia, così come i principali meccanismi d’azione crenoterapici, vengono suddivisi in locali (azione svolta a livello della sede di applicazione) e generali o sistemici (azione a livello di tutto l’organismo). I primi originano da stimoli indotti dalla fangoterapia su singoli distretti corporei (fango facciale applicato per correggere una condizione di seborrea o di acne del volto), ma determinano anche una risposta di tutto l’organismo e coinvolgimento di numerosi apparati, organi e sistemi metabolici. A loro volta le reazioni generali indotte dalla fangoterapia possono influire sulla risposta locale. Vi è quindi un rapporto tra i due meccanismi e una somma di azioni. Un’altra suddivisione distingue gli effetti della fangoterapia in: specifici, legati essenzialmente al particolare tipo di acqua minerale contenuta nel fango, e in: aspecifici, attribuiti fondamentalmente, come abbiamo già ripetuto precedentemente, all’azione biologica e terapeutica del calore (termoterapia), e alle altre proprietà fisiche proprie della metodica e del mezzo impiegati. Per concludere, il risultato, estetico o terapeutico complessivo della fangoterapia è influenzato da numerosi fattori, in parte anche legati alla reattività individuale del paziente, e in parte dipendenti dal fango e dalla modalità di applicazione. Ma ne parleremo ancora in futuro.

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