Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

LaPelleBeauty.it | November 17, 2018

Scroll to top

Top

No Comments

I poteri benefici della santoreggia

I poteri benefici della santoreggia

A fine primavera, nei prati o lungo le scogliere mediterranea, il vostro naso può avvertire un gradevole profumo, non facilmente identificabile tra quello delle altre piante. In realtà, se sarete molto attente, capirete che si tratta di santoreggia o satureja montana, allo stato selvatico. Anche il suo aspetto tende a trarre in inganno: a un primo sguardo, la piantina erbacea non è molto alta e si presenta come un misto fra rosmarino e lavanda. Della famiglia delle Labiate, è originaria dell’Asia occidentale, è annua, a crescita lenta, e ne esistono due specie: la hortensis, con aroma più dolce e delicato, erbacea, più minuta floscia e di colore meno vivo, e la suddetta più comune montana. Quest’ultimo tipo, alto 10-30 cm, presenta fusto rossiccio, ramificato, con foglie lineari, lanceolate, pelose nella parte inferiore, dove si trovano le ghiandole oleifere, oppure lanceolate, morbide e disposte in glomeruli con calice a campana.
I fiori sono di colore bianco o rosato, riuniti in gruppi nei punti di attacco delle foglie ai rami. Il frutto è un achenio ovoide. Le parti più utilizzate sono le sommità fiorite, le foglie e l’olio essenziale da esse ottenuto. Si raccoglie preferibilmente in estate, durante la fioritura, recidendola a pochi centimetri da terra: si eliminano le foglie secche o avariate e le eventuali porzioni basali di stelo indurite o lignificate. Le foglie possono essere usate allo stato fresco o secco: in quest’ultimo caso l’essiccazione deve essere condotta velocemente. Il nome deriva dal latino santureia, e significa “erba dei satiri”, spiriti dei boschi, metà uomo e metà capra, personificazione degli istinti più incontrollabili e protagonisti dei riti orgiastici di Bacco. Plinio definiva la santoreggia ortense un afrodisiaco dall’effetto progressivo. Furono i Romani a introdurla in tutta Europa: i Germani la utilizzavano per aromatizzare i fagioli chiamandola “erba dei fagioli”.
2009_08_19_Piante officinali_03
I coloni la portarono in America, dove veniva usata come digestivo, calmante la tosse, nei casi di raffreddore e mal di denti. Oggi gli erboristi la consigliano contro la faringite (20 gocce, 3 volte al giorno) o lo stress (tachicardia, ansia) e si rivela utile, soprattutto con il caldo intenso, per problemi di stanchezza e calo della libido. Nei periodi più freddi invece, un’aggiunta di santoreggia e verbena al bagno caldo aiuta a stimolare l’energia sessuale. Una tisana o un decotto di santoreggia, associato alla salvia, aiuta a stimolare le funzioni cerebrali. Per la forte azione stimolante può provocare disturbi del sonno, da evitarne, quindi, l’assunzione la sera. La santoreggia è una pianta antisettica, aromatizzante ed eupeptica (dispepsia, meteorismo, flatulenza e colite). I migliori risultati curativi si ottengono conservandola in mazzetti da sminuzzare sulle vivande.
Le forme farmaceutiche e la posologia sono le seguenti: infuso leggermente euforizzante 1,5 gr per tazza di acqua bollente, due tazze al dì; polvere: 100-200 mg per cp; olio essenziale: 3-4 gocce una o due volte al dì, dopo i pasti; tintura madre: 30 gocce tre volte al dì. Non sono stati segnalati effetti collaterali alle dosi consigliate. Da evitare il contatto dell’olio essenziale con le mucose per rischio irritazione. Per finire, le foglie della pianta sono anche utilizzate contro le punture di insetti e zanzare.

della Dott.ssa
Gabriella La Rovere

Inviaci il tuo Commento