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LaPelleBeauty.it | May 24, 2018

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Henné: poche allergie

Henné: poche  allergie

ft henné apertNegli anni, il nostro gusto estetico si è andato modificando, subendo l’influenza di stili che arrivano da paesi lontani. Sono tanti gli esempi possibili: dalle treccine africane ai tatuaggi temporanei a base di henné. Molte estetiste propongono alle loro clienti queste decorazioni, abbastanza facili da realizzare, soprattutto d’estate, sia sottoforma di disegni etnici e tribali, che di ideogrammi cinesi o più classiche immagini tratte dalla natura. Il motivo del loro successo sta nel fatto che possono rappresentare una alternativa al tatuaggio permanente, si può cambiare disegno ogni volta che lo si desidera, non necessita dell’uso di ago e quindi è meno doloroso e rischioso. Ma vediamo come e dove nasce questa pratica estetica, come si realizza, con quali materiali e, soprattutto, le precauzioni che una buona estetista deve applicare per evitare problemi ai propri clienti. La decorazione del corpo in particolari situazioni della vita quotidiana, attraverso terre e estratti vegetali, diviene la prima forma di cosmesi conosciuta. Gli antropologhi dicono che accompagni l’uomo fin dalle sue origini, come segno d’identità e appartenenza a una particolare tribù o famiglia, oppure nelle guerre per incutere timore agli avversari. La storia dei tatuaggi con l’henné risale a migliaia di anni fa, e si riallaccia a quella delle più antiche divinità indiane, come testimoniano i disegni sulle mani e sui piedi di Radha Kishna. Diviene, poi, un’arte e una tradizione che trova il suo sviluppo nella preparazione della sposa cui si trasferiscono, con i disegni: bellezza, armonia, gioia e capacità deduttiva nei riguardi del proprio partner. Nel tempo, la cosmesi a base di henné si diffuse nei paesi limitrofi, arrivando fino ai paesi del mediterraneo e del nord africa, dove, attualmente ha ancora un forte valore simbolico oltre che estetico, specie per la decorazione delle mani e dei piedi, uniche aree del corpo scoperte nelle donne che vivono in paesi di religione musulmana. Questo diverso modo di esporre il proprio corpo, può forse spiegare perché l’uso dell’henné non attecchì in Sicilia o in Spagna, che pure rimasero per secoli sotto il dominio arabo. Soltanto più recentemente, lo sviluppo del turismo di massa e la ricerca di novità, ha portato anche in Europa il gusto per affascinanti look etnici, carichi di esotismo, mistero e sensualità. L’Henné è una polvere estratta da una pianta tipica del Nord-Africa e del Medio-Oriente. Ne esistono di due tipi: uno è color rosso naturale (si usa anche come tintura per i capelli), e applicato sulla pelle o sulle unghie assume un colore più o meno vivace, dall’arancio all’amaranto, l’altro tipo è nero. La tecnica di applicazione tradizionale inizia con la preparazione della crema che si ottiene diluendo, la polvere verde dell’henné rosso con del succo di limone e alcune gocce di oli vegetali essenziali, quella scura dell’henné nero con acqua tiepida o thé. Il tutto va filtrato e raccolto in un contenitore munito di punta molto fine (tipo quello usato dai pasticceri per la crema) che eroga il prodotto in modo uniforme e permette di modulare lo spessore della linea in base alla pressione esercitata. In India si usa ancora molto una forma di stuzzicadenti, con cui si distribuisce, senza spreco, la mistura contenuta in una boccetta. Nel Nord-Africa c’è anche chi, per lo stesso motivo, fa ricorso a una siringa con ago corto. Più moderna, e più usata in Europa fra i professionisti del tatuaggio, è una polpetta a punte di varie misure. Differente il tempo di applicazione. Per l’henné rosso bisogna far riposare la preparazione per almeno un’ora, bagnare con acqua la parte del corpo e passare al disegno. L’essiccazione avviene in 1-2 ore, durante le quali va impedito il contatto con qualsiasi superficie: il decoro si rovinerebbe e le macchie di henné sono quasi indelebili sui tessuti. La mistura preparata e conservata è in grado di diffondere il colore per qualche giorno.
Per l’henné nero, la crema va usata, invece, subito perché in poche ore perde le sue proprietà. Si asciuga in circa un’ora e il disegno dura circa 15 giorni. L’esperienza e la ampia diffusione di questo tatuaggio, hanno finora fatto pensare che questa pratica fosse innocua e che, al massimo, potesse causare degli arrossamenti e pruriti solamente temporanei. Da ciò il consiglio: non tatuare su zone molto delicate tipo palpebre e mucose, e non ripetere più volte sulla stessa zona cutanea che potrebbe andare incontro a sensibilizzazione. È risaputo però che l’henné può dar luogo a una forma di allergia su base individuale, imprevedibile quanto quella nei riguardi di qualsiasi cosmetico. È proprio riguardo al fenomeno dell’allergia che recentemente si sono concentrati gli studi dei ricercatori. Sotto accusa un additivo, la p-fenilenediamina, contenuto nelle preparazioni commerciali. In uno studio pubblicato sugli Archives of Dermatology alcuni ricercatori della National Yang-Ming University di Taipei, a Taiwan, ricordano che negli ultimi anni, non solo in Asia, i tatuaggi temporanei sono diventati sempre più popolari come alternativa ai classici tatuaggi, e almeno in 6 pazienti su 10 che avevano avuto un’eruzione cutanea dopo un tatuaggio temporaneo, test allergometrici hanno evidenziato una moderata o grave reazione alla p-fenilenediamina. Durante il X Congresso Mondiale di Dermatologia Pediatrica tenutosi recentemente a Roma, il Prof. Paolo Pigatto dell’Università di Milano ha segnalato che il black-henné in commercio contiene infatti un mix di sostanze fra le quali la parafenilendiammina-PPD che potrebbe provocare una reazione allergica anche al colorante giallo disperso nella miscela dell’henné. I casi di allergia sarebbero in aumento nei bambini che, per gioco, ottengono dai genitori di farsi disegnare innocui tatuaggi, specie sulla spiaggia.
Queste reazioni, possono avere serie conseguenze, lasciando residui e tracce come iper o ipopigmentazione e cicatrici, oltre a una sensibilizzazione permanente alla PPD e a composti simili. Ecco allora una saggia conclusione. Se volete, offrite pure alle vostre clienti tatuaggi all’henné, ma cercate di capire se hanno una predisposizione alle allergie verso la parafenilendiammina-PPD o altri prodotti chimici.
In particolar modo rifiutatevi di farli a bambini e persone con pelli sensibili. Farete una bella figura e rischierete meno, perché con l’aumento della moda gli specialisti sono certi che cresceranno anche i numeri delle complicazioni di cui si dovrà dar conto ai giudici.

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