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LaPelleBeauty.it | May 27, 2018

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Facciamo “luce” sulla fotoepilazione e sul fotoringiovanimento….

Facciamo “luce” sulla fotoepilazione e sul fotoringiovanimento….

Da anni si parla di riqualificazione professionale dell’estetica, della necessità di creare una cultura di settore, della specializzazione. Argomenti si cui non possiamo non essere d’accordo perché da una crescita professionale dell’intero sistema tutti: clienti, estetiste e produttori, avremo dei vantaggi notevoli, in particolare in termini di qualità. Per questo motivo, dopo aver letto l’intervista sui laser estetici, pubblicata sul numero scorso di questo giornale, vogliamo portare il nostro contruibuto nel fare chiarezza su cosa le “macchine” possono fare per aiutare le estetiste a dare servizi migliori alle loro clienti. Riteniamo infatti che le aziende per prime debbano dare una corretta informazione accompagnata da una altrettanto solida formazione relativa all’utilizzo dello strumento stesso. Concentriamoci su una importante tecnologia da poco arrivata nel mondo dell’estetica professionale: la luce pulsata. Quale e quanta luce emessa dalla luce pulsata può essere considerata “la buona luce” nei trattamenti di fotoepilazione e fotoringiovanimento? Per un mercato in continua evoluzione e per la crescita di un settore professionale, in cui i produttori di tecnologie di IPL offrono strumenti diversi, è opportuno fare luce su quali siano le caratteristiche ideali da ritrovare in un apparecchio professionale.
La luce pulsata dall’inglese IPL (Intense Pulsed Light), utilizza una luce policromatica e incoerente e può essere utilizzata nella fotoepilazione e nel fotoringiovanimento a due condizioni:
a) che arrivi sul bersaglio,
b) che una volta arrivata “interagisca”con il cromoforo.

Come avviene tutto ciò? Attraverso una scelta attenta delle lunghezze nanometriche, poiché è la lunghezza d’onda che determina l’indice di penetrazione e l’identificazione del cromoforo. Ora, considerando la spettro di assorbimento della melanina e dell’oxiemoglobina, come indicato dagli studi di Lask, Elman e Slatkine, risulta immediatamente chiaro ed è nostra convinzione che utilizzare lunghezze d’onda inferiori a 590 nm possa rivelarsi un errore tecnico se si vogliono ottenere risultati nel trattamento della fotoepilazione e del fotoringiovanimento. Sotto i 590 nm infatti la luce ha come cromoforo principalmente l’oxiemoglobina e non la melanina che è il bersaglio ideale nell’ambito dell’applicazione richiesta.
L’energia, ovvero la fluenza, dev’essere alta ma confinata al bersaglio da colpire, la melanina, senza creare danni ai tessuti circostanti.
Una volta individuato il nostro bersaglio e stabilito il cromoforo di riferimento dobbiamo essere in grado di trasferire la giusta dose di energia.
Semplice? Certamente si, quando la tecnologia impiegata lo consente, altrimenti sarebbe come tentare di portare in ebollizione l’acqua contenuta in un pentolone con un fiammifero! O peggio ancora, tentare di portare in ebollizione l’acqua in un pentolino molto piccolo con un lanciafiamme illudendosi di non danneggiare il pentolino stesso! Come potete capire basta usare un pò di fisica e tanta logica per trovare delle risposte serie. Un’altra considerazione riguarda l’utilizzo delle lampade alle xeno e i sistemi di raffreddamento ad aria o ad acqua che determinano l’emissione della fluenza.
Raffreddare una lampada ad acqua resta il miglior modo di garantirne una resa costante e una lunga durata alla lampada. Ricordiamo che solo con una corretta emissione di energia riusciremo ad ottenere un costante innalzamento termico del bersaglio. I tipi di raffreddamento ad aria, anche se assistiti da un sistema di refrigerazione, mai riescono a garantire la stessa resa in termini di dispersione termica di quelli ad acqua. Provate a riscaldare una moneta e a verificare se si raffredda meglio in un bicchiere d’acqua fredda o davanti alla bocchetta di un condizionatore!

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